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	<description>Quotidiano di informazione sull&#039; immigrazione e l&#039;intercultura</description>
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		<title>Sette migranti su 10 in condizioni di disagio, il 10% malato di stress</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Feb 2012 10:17:47 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p class='fb-like'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.iltamburo.it%2Fnotiziario%2Fdallitalia%2Fsette-migranti-su-10-in-condizioni-di-disagio-il-10-malato-di-stress%2F&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;height=65&amp;font=lucida+grande' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden; width:450px; height:65px'></iframe></p><p><strong><em><a href="http://www.iltamburo.it/wp-content/uploads/2012/02/stress.jpg"><img class="alignleft" src="http://www.iltamburo.it/wp-content/uploads/2012/02/stress-300x216.jpg" alt="" width="300" height="216" /></a></em>I dati presentati oggi nel corso dell&#8217;undicesimo convegno dell’Italian National Focal Point in corso all&#8217;Istituto superiore di sanità. I disturbi psicologici aumentano se la persona incontra difficoltà post-migratoria.</strong></p>
<p>Oltre 7 stranieri su 10 in Italia vivono in condizioni di grave disagio e più 1 su 10 soffre di un disturbo post traumatico da stress. Sono alcuni dei dati emersi oggi nell&#8217;undicesimo convegno dell’Italian National Focal Point &#8211; Infectious Diseases and Migrant, in corso all’Istituto Superiore di Sanità.<br />
&#8220;Su un campione di 391 migranti visitati nel servizio di medicina generale del poliambulatorio Caritas di Roma per persone in condizione di fragilità sociale (immigrati non inseriti e richiedenti asilo), il 73,65% riporta gravi difficoltà di vita in Italia e più del 10% soffre di un disturbo post traumatico da stress (Ptsd) &#8211; riassume Enrico Garaci, presidente dell’Iss -. Inoltre, per ogni difficoltà post-migratoria in più, il rischio relativo di avere un Ptsd aumenta di 1,19 volte&#8221;.<br />
E di difficoltà un migrante in Italia può incontrarne molte: sociali, lavorative, abitative, di accesso alle cure, di discriminazione. A questo si aggiunge poi la preoccupazione per le famiglie lasciate in patria, lontane. Sono tutti fattori ritraumatizzanti che possono far insorgere o peggiorare i sintomi del disagio psicologico. Disagio che si traduce in uno stato emotivo di forte allarme, con pensieri ricorrenti delle esperienze traumatiche vissute, con difficoltà a concentrarsi, insonnia, incubi, tendenza a isolarsi, dolori e altri sintomi psicosomatici. &#8220;Le persone in questo stato hanno grandi difficoltà nella vita quotidiana &#8211; sottolinea Massimiliano Aragona, psichiatra del progetto Caritas &#8220;Ferite Invisibili&#8221; -. Perciò sono più vulnerabili, da proteggere e curare, altrimenti possono avere serissime difficoltà a integrarsi nel tessuto della nostra società&#8221;.<br />
&#8220;I dati emersi oggi ci confermano che il concetto di cura è un concetto globale &#8211; conclude Garaci &#8211; e va oltre il singolo intervento terapeutico. è fondamentale un’attenzione altissima alla sofferenza psichica che può riflettere forti disagi materiali senza dimenticare mai che anche lo sradicamento e la solitudine possono far ammalare altrettanto il corpo in quell’unità indivisibile che è la persona&#8221;</p>
<p style="text-align: right"><span style="font-size: x-small"><em><a href="http://www.iltamburo.it/wp-content/uploads/2012/02/stress.jpg"><br />
</a>(Dire – Redattore Sociale. Riproduzione riservata)</em></span></p>
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		<title>Una guida per parlare di immigrazione in maniera corretta</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Feb 2012 10:10:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p class='fb-like'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.iltamburo.it%2Fprimo-piano%2Funa-guida-per-parlare-di-immigrazione-in-maniera-corretta%2F&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;height=65&amp;font=lucida+grande' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden; width:450px; height:65px'></iframe></p><p><strong><a href="http://www.iltamburo.it/wp-content/uploads/2011/11/immigrati-lavoro.preview.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2147" src="http://www.iltamburo.it/wp-content/uploads/2011/11/immigrati-lavoro.preview.jpg" alt="" width="250" height="164" /></a>Si chiama “Comunicare l’immigrazione” il manuale a uso degli operatori della comunicazione promosso dal ministero del Lavoro e realizzato dalla società Lai-momo e dal centro studi e ricerche Idos. Un libro in 6 capitoli sullo scenario migratorio in Italia.</strong></p>
<p>Una guida pratica per parlare di immigrazione in maniera corretta. Si chiama “Comunicare l’immigrazione” il manuale a uso degli operatori della comunicazione promosso dal ministero del Lavoro e realizzato dalla società Lai-momo e dal centro studi e ricerche Idos presentato oggi all’università La Sapienza di Roma. Il libro è diviso in sei capitoli che trattano lo scenario migratorio in Italia, il quadro legislativo, il quadro europeo, la questione della rappresentazione sui media. Le ultime due parti sono dedicate poi alle storie positive di immigrazione e al Glossario composto da circa 50 voci.</p>
<p>“Abbiamo pensato a un manuale per permettere una comunicazione migliore in questo settore in cui si dicono tante inesattezze – sottolinea il sottosegretario alle Politiche sociali Maria Cecilia Guerra &#8211; . È un progetto che parte dalla considerazione della significativa presenza degli immigrati nel nostro paese, cresciuta ancora negli ultimi tre anni”. Guerra ha ricordato la carenza di un’informazione corretta in tema di immigrazione e “funzionale su certi argomenti a creare stereotipi”. “Nel 53% dei casi gli stranieri sono citati in riferimento ai casi di cronaca nera e giudiziaria – sottolinea &#8211; . Se poi guardiamo al linguaggio la comunità di appartenenza è spesso usata come minaccia. Spesso è un problema non solo di scelta ma anche di mancanza di conoscenza”. Il manuale, aggiunge il sottosegretario, sarà diffuso nelle redazioni giornalistiche locali e nazionali; verranno poi promossi, insieme agli ordini dei giornalisti regionali, sei seminari sui temi dell’immigrazione e una spring school a cui potranno partecipare 50 ragazzi selezionati dalle scuole di giornalismo.</p>
<p>“È necessario iniziare a parlare di immigrazione non solo relativamente a persone che devono arrivare ma come un fenomeno consolidato, che non porta problemi ma che arricchisce la società – afferma Natale Forlani direttore generale dell’Immigrazione e delle politiche dell’integrazione presso il ministero del Lavoro &#8211; . Il nostro obiettivo è anche formare dei giovani comunicatori sul tema, attraverso strumenti adeguati che facilitino la lettura della società”. “Dobbiamo pensare a una comunicazione più corretta su questi temi – sottolinea Franco Pittau, coordinatore del progetto -  ma il contenuto da solo non basta, bisogna sapere anche come presentare questi temi, anche perché spesso nel sociale non sappiamo comunicare”.</p>
<p style="text-align: right"><span style="font-size: x-small"><em>(Dire &#8211; Redattore Sociale. Riproduzione riservata)</em></span></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Fidas: “Giovani, donne e immigrati”. Ecco chi dona meno il sangue in Italia</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Feb 2012 10:53:29 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p class='fb-like'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.iltamburo.it%2Fselezionati-per-te%2Ffidas-%25e2%2580%259cgiovani-donne-e-immigrati%25e2%2580%259d-ecco-chi-dona-meno-il-sangue-in-italia%2F&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;height=65&amp;font=lucida+grande' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden; width:450px; height:65px'></iframe></p><p><strong><a href="http://www.iltamburo.it/wp-content/uploads/2012/02/donazione-sangue.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2269" src="http://www.iltamburo.it/wp-content/uploads/2012/02/donazione-sangue-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>La Federazione delle associazioni donatori di sangue lancia una campagna di sensibilizzazione contro le “scuse”. Caligaris: “Speriamo possa aiutare ad affrontare l’ emergenza e rispondere al fabbisogno dei prossimi anni”</strong></p>
<p>Giovani, donne e immigrati. Sono queste in Italia le tre categorie di persone che donano meno il sangue. È quanto rivela uno studio condotto dal Censis, commissionato dalla Fidas e presentato questa mattina a Roma. Proprio a loro è indirizzata la campagna di sensibilizzazione promossa dalla Federazione italiana associazioni donatori di sangue per far sì che le donazioni non diminuiscano nei prossimi anni. E il rischio è proprio questo, spiega la Fidas. Dalla ricerca del Censis emerge come se qualcosa non cambia, nei prossimi otto anni la quota dei donatori scenderà del 3%. “La  campagna mira a coinvolgere tre fasce di popolazione che è necessario avvicinare e poter incrementare per poter far fronte ad una possibile carenza dettata dal decremento demografico – ha spiegato Aldo Ozino Caligaris, presidente Fidas -. Abbiamo indirizzato la campagna a loro cercando di stimolare quelle che sono le cosiddette “scuse” che si avanzano per non donare, cioè la mancanza di tempo, la paura, il pensiero che comunque lo possa fare qualcun altro e che non coinvolge noi direttamente. Quindi facendo leva su questi temi in maniera molto semplice e mirata speriamo che la campagna possa portare ad affrontare questa emergenza e rispondere al fabbisogno dei prossimi anni”.</p>
<p>“Ci vuole più coraggio a trovare una scusa che a donare il sangue”. Questo lo slogan della campagna di comunicazione realizzata in collaborazione con lo Ied, Istituto europeo di design, a cui hanno lavorato sei studenti provenienti da viarie parti del mondo. E i poster realizzati per la campagna riportano proprio le tre diverse categorie con tanto di scuse: “E’ troppo doloroso” o “Non ho tempo”. Ma per Caligaris, si può ancora invertire la rotta descritta per i prossimi anni, puntando proprio ai soggetti meno coinvolti. “La nostra esperienza e lo studio mettono in evidenza che abbiamo una risposta da queste persone a livello emotivo – ha spiegato il presidente Fidas -. Quando c’è una carenza di sangue dettata da un’emergenza dei terremoti, dall’amico, dal parente o conoscente che ci tocca da vicino magari c’è la disponibilità a donare. Non si ha invece la percezione che questo gesto debba essere continuativo, che non può essere lasciato soltanto all’emotività ma che deve essere effettuato in maniera costante proprio per un’appartenenza ad un tessuto sociale e ad una realtà che ha necessità di avere un contributo continuo. L’unico modo oggi per avere il sangue e per avere il plasma è attraverso la donazione. Il sangue non si fabbrica in laboratorio. Soltanto un gesto volontario, responsabile e periodico possono garantire questo presidio che abbiamo visto quante ricadute ha sull’assistenza del cittadino e del malato”.</p>
<p style="text-align: right"><span style="font-size: x-small"><em>(Dire &#8211; Redattore sociale. Riproduzione riservata)</em></span></p>
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		<title>Manifestazioni in tutta Italia contro la tassa sul permesso di soggiorno</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Feb 2012 10:44:58 +0000</pubDate>
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<p>Sotto una pioggia battente, erano circa duecento immigrati davanti alla Prefettura di piazza Plebiscito a Napoli, per aderire allo sciopero indetto in tutte le città italiane da Cgil, Cisl e Uil, contro la “gabella” sul permesso di soggiorno decisa dal precedente esecutivo: <strong>dagli 80 ai 200 euro per richiesta e rinnovo</strong>. Edward, nigeriano, è a Napoli da sei anni, lavora come fattorino: “Per essere qui oggi ho rinunciato alla mia paga giornaliera, un sacrificio per quello che guadagno”, dice, “Ma ho sempre tenuto ad essere in regola. E ora con questa nuova tassa non so se ce la farò”. Come lui sono in tanti in piazza a temere di scivolare nella clandestinità. Dopo anni di lavoro, contributi e tasse pagate. “Perché a differenza dei miei colleghi italiani sono obbligato a pagare questi 200 euro in più? Per il disturbo di essere straniero?”, si chiede Alex, burkinabè. E’ in città dal 2000, già per due volte si è accodato alle lunghe file alla Posta per rinnovare il permesso di soggiorno. “Mi erano scaduti i contratti e ho vissuto l’angoscia dei sei mesi che mi separavano  dal diventare clandestino se non ne avessi trovato un altro. Ora subisco questa nuova discriminazione. Dovremmo pagare sia io che mia moglie senza avere la certezza che i nostri sacrifici servano almeno a garantire un futuro migliore a nostra figlia”. Tra i manifestanti sono in tanti quelli che dicono di non avercelo più un lavoro. Alcuni hanno ancora un permesso di soggiorno valido, altri sono già scivolati nell’irregolarità. E’ il caso di Emmanuel, ghanese: “Con la crisi chi mi fa un contratto? Ora sono un libero professionista, per così dire, cerco la giornata alle rotonde. Sono qui con due fratelli che pagheranno circa 400 euro. Dopo cinque anni dovrei tornarmene da solo al Paese, non posso permettermelo”.</p>
<p>Il nuovo governo aveva annunciato una marcia indietro che fino a questo momento non c’è stata. I sindacati ora promettono battaglia: ne chiedono l’abolizione o quanto meno una rimodulazione. “Dal governo ci erano giunte rassicurazioni, e invece niente. Si tratta di una forma di discriminazione fiscale. E’ una norma che spinge i migranti verso la clandestinità, altro che tanto decantata integrazione”, attacca il responsabile regionale Immigrazione della Cgil Jamal Qaddorah. Sull’impiego del ricavato della nuova imposta punta il dito Saady Mohamed della Cisl: “Il fondo sarà destinato solo in minima parte alle politiche di accoglienza e allo sportello unico per i migranti. La parte più cospicua sarà invece investita a favore delle forze dell’ordine e per i respingimenti, in aperta violazione delle leggi europee. Ce la stanno mettendo tutta per spingere gli immigrati verso l’irregolarità e l’invisibilità. Da loro lo stato pretende doveri e non concede diritti”.</p>
<p>La supertassa, come la chiamano i manifestanti, è stata voluta dagli ex ministri Maroni e Tremonti.</p>
<p style="text-align: right"><span style="font-size: x-small"><em>(Dire &#8211; Redattore sociale. Riproduzione riservata)</em></span></p>
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		<title>Bologna, formazione per i giornalisti che vogliono entrare in Cie e Cara</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Feb 2012 10:30:59 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Secondo incontro di formazione gratuita per i giornalisti che vogliono entrare nei Cie e nei Cara. Lo promuove la campagna LasciateCientrare, dopo la rimozione del divieto di accesso alla stampa. Il 18 febbraio a Bologna Aiutare i giornalisti a raccontare meglio quello che succede in termini di politiche migratorie. È uno degli obiettivi degli incontri [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class='fb-like'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.iltamburo.it%2Fnotiziario%2Fda-bologna%2Fbologna-formazione-per-i-giornalisti-che-vogliono-entrare-in-cie-e-cara%2F&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;height=65&amp;font=lucida+grande' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden; width:450px; height:65px'></iframe></p><p><strong><a href="http://www.iltamburo.it/wp-content/uploads/2012/02/cie_pontegaleria_530x400.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2265" src="http://www.iltamburo.it/wp-content/uploads/2012/02/cie_pontegaleria_530x400-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Secondo incontro di formazione gratuita per i giornalisti che vogliono entrare nei Cie e nei Cara. Lo promuove la campagna LasciateCientrare, dopo la rimozione del divieto di accesso alla stampa. Il 18 febbraio a Bologna</strong></p>
<p style="text-align: justify">Aiutare i giornalisti a raccontare meglio quello che succede in termini di politiche migratorie. È uno degli obiettivi degli incontri di formazione organizzati da <a href="http://www.fnsi.it/Esterne/Fvedinews.asp?AKey=13532" target="_blank">LasciateCientrare</a>, la campagna per la rimozione del divieto di accesso alla stampa a tutti i Centri di identificazione ed espulsione (Cie) e Centri di accoglienza per richiedenti asilo (Cara), in collaborazione con la Federazione nazionale della stampa e l’Ordine nazionale dei giornalisti. Dopo il primo incontro, svoltosi a Roma lo scorso 30 gennaio presso la sede della Fnsi, <strong>il secondo appuntamento</strong> di “Cie e Cara – Istruzioni per l’uso?” <strong>sarà all’Ordine dei giornalisti di Bologna</strong> (strada Maggiore, 6). “Lo scopo è fare formazione sui diritti – racconta Raffaella Cosentino, della Campagna LasciateCientrare – perché i giornalisti che entrano nei Cie e nei Cara possano andare oltre il semplice racconto delle strutture o delle condizioni di vita dei reclusi al loro interno”.</p>
<p>Garantire un accesso trasparente. Dopo la manifestazione dello scorso 25 luglio davanti ai Cie e ai Cara di tutta Italia e alla rimozione, da parte del ministro dell’Interno, Anna Maria Cancellieri, del divieto di accesso alla stampa in tutti i centri per migranti (avvenuto a dicembre con l’abrogazione della circolare n. 1.305), la Campagna LasciateCientrare prosegue. “Lo scorso 26 gennaio due giornaliste sono entrate nel Cie di Torino e hanno potuto parlare solo con il responsabile all’interno di una stanza della struttura e non hanno nemmeno visto i reclusi – racconta Cosentino – ecco perché la campagna prosegue: per garantire ai giornalisti un accesso trasparente”. Le richieste da parte dei giornalisti ci sono ma i tempi per l’autorizzazione a entrare sono un po’ lunghi, anche due mesi perché venga accettata. “Stiamo monitorando la situazione e chiediamo ai giornalisti di informarci quando inviano la richiesta, se hanno difficoltà e quanto tempo passa prima che possano entrare” spiega Cosentino.</p>
<p>Il secondo incontro di formazione sui Cie e i Cara si svolgerà all’Ordine dei giornalisti di Bologna il 18 febbraio. Oltre alla partecipazione di rappresentanti dell’associazione della stampa e del presidente dell’<a href="http://www.odg.bo.it/" target="_blank">Ordine dell’Emilia-Romagna</a>, Gerardo Bombonato, all’incontro saranno presenti: Gabriella Guido, portavoce della Campagna LasciateCientrare, alcuni avvocati dell’<a href="http://www.asgi.it/home_asgi.php?" target="_blank">Asgi</a> che faranno formazione sulla normativa in tema di espulsione e detenzione amministrazione e sul diritto di asilo, ma anche sui singoli centri che lavorano a livello territoriale. Parteciperanno, inoltre, Gabriele Del Grande (in collegamento via skype), Cécile Kyenge Kashetu, portavoce nazionale Primo Marzo, e Carla Martini, volontaria all’interno del Cie di Bologna che porterà la sua testimonianza. Il corso è gratuito ma è necessario dare conferma della partecipazione via e-mail all&#8217;indirizzo <a href="mailto:raffaella.cosentino@gmail.com">raffaella.cosentino@gmail.com</a>.</p>
<p style="text-align: right"><span style="font-size: x-small"><em>(Dire &#8211; Redattore sociale. Riproduzione riservata)</em></span></p>
<p style="text-align: justify">&nbsp;</p>
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		<title>Immigrati e volontariato: in tutta Italia sono sempre più le esperienze</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Feb 2012 12:41:38 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p class='fb-like'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.iltamburo.it%2Fselezionati-per-te%2Fimmigrati-e-volontariato-in-tutta-italia-sono-sempre-piu-le-esperienze%2F&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;height=65&amp;font=lucida+grande' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden; width:450px; height:65px'></iframe></p><p><strong><a href="http://www.iltamburo.it/wp-content/uploads/2012/02/thumbtrue1302619377218_710_472.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2262" src="http://www.iltamburo.it/wp-content/uploads/2012/02/thumbtrue1302619377218_710_472-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a>L&#8217;inchiesta di febbraio di Popoli, la rivista internazionale dei Gesuiti, racconta alcune delle iniziative più significative relative agli stranieri che scelgono di offrire un po&#8217; del loro tempo a persone in difficoltà</strong></p>
<p><strong></strong>Hanno ricevuto, desiderano restituire. Sono gli immigrati che si dedicano al volontariato. Da Milano a Lecce sono sempre di più le esperienze di stranieri che scelgono di offrire un po&#8217; del loro tempo a persone in difficoltà. L&#8217;inchiesta di febbraio di <a href="http://www.popoli.info" target="_blank">Popoli</a>, la rivista internazionale dei Gesuiti, racconta alcune delle iniziative più significative. A Milano la Comunità di Sant&#8217;Egidio ha avviato nel 2003 Genti di Pace: una cinquantina persone originarie di diversi paesi visitano e assistono gli anziani della casa di riposo Virgilio Ferrari e in estate sacrificano parte delle loro ferie per accompagnare questi anziani in montagna. &#8220;Se credi in alcuni valori, non importa dove ti trovi. Puoi abitare in Marocco o in Italia. Chi era abituato a lavorare per gli altri in patria, prima o poi, farà lo stesso nel Paese di adozione&#8221;, spiega a Popoli Rahim Benachour, marocchino in Italia da dieci anni.<br />
&#8220;Il fenomeno si sta estendendo &#8211; sottolinea Annamaria Fantauzzi, docente di Antropologia medica e culturale all’Università di Torino &#8211; ed è un modo attraverso il quale l’immigrato dimostra la sua volontà di partecipare alla vita sociale italiana. Ma è anche un modo per “restituire” quanto si è ricevuto. Quando avevo bisogno &#8211; è il loro ragionamento &#8211; c’è stato qualcuno che mi ha aiutato. Ora che ho trovato un lavoro e una casa, cerco di aiutare chi ha bisogno”. Come i giovani migranti che frequentano il Centro Matteo Venticinque di Lecce, un luogo che accoglie disabili e punto di ritrovo per gli stranieri in cerca di lavoro, casa e assistenza. Lì ha sede anche l&#8217;Unitalsi e ormai da alcuni anni tra i barellieri dei viaggi verso Lourdes ci sono senegalesi, marocchini, albanesi, camerunensi e romeni. &#8220;Credo che la maggior parte di loro voglia ricambiare l’accoglienza fraterna e sincera che hanno sperimentato nel nostro centro&#8221;, afferma Salvatore Perrone dell’Unitalsi di Lecce.</p>
<p>In crescita anche il numero di donatori del sangue tra gli immigrati. L’Avis stima che il 4% sia stato effettuato da cittadini stranieri. In alcune regioni però la percentuale è superiore. In Toscana, per esempio, su 240mila donazioni circa il 10% sono effettuate da nuovi cittadini. In Lombardia, su 300mila donatori, l’8% è straniero. Per i musulmani la donazione del sangue ha anche un valore religioso: quasi sempre citano la sura 5,32 del Corano che recita: &#8220;Chi abbia salvato (un uomo), sarà come se avesse salvato tutta l’umanità”.</p>
<p>La Provincia di Parma scommette sul volontariato per favorire l&#8217;integrazione degli stranieri. Per questo ha varato il progetto «Tutti dentro». I responsabili della provincia hanno incontrato le associazioni di immigrati, che si sono rese disponibili a indicare i nominativi di giovani stranieri disposti ad avviare un percorso di conoscenza del volontariato. Verrà poi organizzato, entro la fine di febbraio, un incontro con questi ragazzi insieme ai loro coetanei italiani. Ai ragazzi verrà chiesto cosa pensano del volontariato e se intendono entrare nel mondo dell’associazionismo. In base alle risposte saranno poi organizzate uscite per conoscere le diverse realtà associative del territorio.</p>
<p style="text-align: right"><span style="font-size: x-small"><em>(Dire &#8211; Redattore sociale. Riproduzione riservata)</em></span></p>
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		<title>In un videoclip hip hop la storia di riscatto di sei braccianti</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Feb 2012 12:35:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p class='fb-like'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.iltamburo.it%2Fnotiziario%2Fda-bologna%2Fin-un-videoclip-hip-hop-la-storia-di-riscatto-di-sei-braccianti%2F&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;height=65&amp;font=lucida+grande' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden; width:450px; height:65px'></iframe></p><p style="text-align: justify"><strong><a href="http://www.iltamburo.it/wp-content/uploads/2012/02/rap-pomodori.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2260" src="http://www.iltamburo.it/wp-content/uploads/2012/02/rap-pomodori-300x222.jpg" alt="" width="300" height="222" /></a>Là- bas, laggiù. Sei africani raccoglitori di pomodori protagonisti di un videoclip di denuncia dove si racconta la drammatica situazione dei lavoratori a Boreano (Potenza)</strong></p>
<p style="text-align: justify"><em>Là- bas</em>, laggiù. Sei braccianti africani raccoglitori dipomodori, originari del Burkina Fasu, sono i protagonisti di un <a href="http://www.youtube.com/watch?v=BYaHI999Heo" target="_blank">videoclip di denuncia</a> dove-  con una base hip hop &#8211;  si racconta la drammatica situazione dei lavoratori africani a Boreano, privincia di Potenza. Un messaggio di protesta e di rabbia nei confronti di tutti coloro che gli hanno raccontato un’Italia più vicina alla favola che alla realtà: “Io sognavo di andare laggiù, là dove il sole non brilla, là dove il male non esiste” ripete la canzone. Ma restano delusi.</p>
<p style="text-align: justify">“Sono arrivato due anni fa dal Burkina Faso e dalle immagini che vedevo in tv, l’Italia sembrava un paradiso – racconta Daise Bi, che studia in una scuola professionale di Sassuolo, in provincia di Modena&#8221; &#8211;  il rapper ventenne protagonista della clip  e autore del testo &#8211; . Tutto è nato per caso,  a Boreano, durante una festadella Caritas dove improvvisammo un brano: ad ascoltare c’era Mimmo Perrotta, che poi ha collaborato alla produzione del clip. E mi propose di farne un video… Ho accettato, io che di lavoro faccio il bracciante raccogliendo pomodori e pagato in nero,  perché il mio obiettivo era parlare ai miei ‘fratelli’ che stanno in Africa. Ma il mio sogno adesso è andare in Francia”.</p>
<p style="text-align: justify">Il video è stato presentato il 14 gennaio a Bologna in occasione delle iniziative per ricordare gli avvenimenti di Rosarno. La <em>location </em>del video è stata scelta con cura, individuando un casolare simile a quello dove i ragazzi alloggiavano, ma abbastanza distante per non fare insospettire i “caporali” della zona. “In assenza di interventi istituzionali adeguati, questi ragazzi vivono in casolari abbandonati, senza acqua corrente, con poco cibo, nella sporcizia – racconta Domenico Perrotta, sociologo, che ha contribuito alla realizzazione e alla diffusione del video -. Abbiamo scelto di realizzare un videoclip perché ci sembrava il modo migliore per raccontare questa storia, e soprattutto per farla conoscere ai tanti ragazzi che fanno questo duro lavoro. Le denunce da sole non bastano: è importante fare parlare e dare un volto a questi ragazzi. Con questo video ci abbiamo provato”.</p>
<p style="text-align: justify">Il testo di Là-bas è un testo semplice, cantato in francese da Daise Bi e dai suoi “fratelli”. Parla di immigrazione, sofferenza. Di disillusione: “… E questi stronzi mi hanno fatto sognare il loro continente; Quando ero piccolo vedevo l&#8217;Europa come il paradiso sulla terra; Sempre gli occhi puntati al cielo e ogni volta che vedevo un aereo; Mio padre mi aveva avvertito, figlio, non è il paradiso, ma tutte queste belle immagini che vedevo alla tv, mi hanno fatto perdere la ragione ed eccomi con un visto; purtroppo vieni a vedere in Boreano 2 come vivo, tutto sporco, lavoro in campo di pomodoro, i capi mi approfittano; e questa non èvita, ti dico amico, non devi mai sognare l&#8217;Italia; il visto che ho preso, se avessi saputo, l&#8217;avrei bruciato in Marocco; ti assicuro non ne posso più di questa vita; non amo questa vita; vivo e tutti mi dicono perché così”.</p>
<p style="text-align: justify">Tutti giovani di seconda generazione, figli di immigrati, “fratelli” di un’Italia minore. Che si riscattano con la musica, e la voglia di lottare: “I neri non sono degli assassini – cantano -  non sono dei disonesti; i neri sono uomini come voi; che respirano come voi, voi avete una vita; anche loro hanno una vita; la pelle bianca e la pelle nera, è uguale; viviamo nello stesso mondo il pianeta terra”.</p>
<p style="text-align: right"><span style="font-size: x-small"><em>(Dire &#8211; Redattore sociale. Riproduzione riservata)</em></span></p>
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		<title>Gli alunni stranieri potranno sostenere la maturità anche senza licenza media</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 12:49:20 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p class='fb-like'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.iltamburo.it%2Fnotiziario%2Fdallitalia%2Fgli-alunni-stranieri-potranno-sostenere-la-maturita-anche-senza-licenza-media%2F&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;height=65&amp;font=lucida+grande' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden; width:450px; height:65px'></iframe></p><p><strong><a href="http://www.iltamburo.it/wp-content/uploads/2012/01/studenti-stranieri+.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2257" src="http://www.iltamburo.it/wp-content/uploads/2012/01/studenti-stranieri+-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Lo strappo alla regola è per gli alunni stranieri che arrivano in Italia dopo i 16 anni d&#8217;età: è quanto prevede una circolare del ministero del&#8217;Istruzione, firmata il 27 gennaio dal direttore generale Carmela Palumbo</strong></p>
<p style="text-align: justify"><span style="color: #404040">Potranno sostenere l&#8217;esame di maturità anche se non hanno la licenza media: lo strappo alla regola è per <strong>gli alunni stranieri che arrivano in Italia dopo i 16 anni d&#8217;età</strong>. È quanto prevede una circolare del ministero del&#8217;Istruzione, firmata il 27 gennaio dal direttore generale Carmela Palumbo, che risolve così il problema che toccava gli studenti stranieri delle scuole superiori immigrati nel nostro Paese quando erano già adolescenti. Finora infatti, era &#8220;prassi, invalsa in alcuni territori, di far sostenere a tali alunni, presso i Centri territoriali permanenti, gli esami&#8221; per la licenza media anche se alle superiori erano stati sempre promossi. </span><span style="color: #404040">E così accadeva che a un ragazzo, giunto all&#8217;età di 17 anni e inserito nelle scuole superiori in terza, una volta in quinta doveva superare, prima dell&#8217;esame di maturità, quello per la licenza media. Un controsenso, che solo la circolare del Ministero sembra ora aver risolto. &#8220;Per questi studenti, si deve ritenere, infatti, che i competenti collegi dei docenti abbiano già valutato i corsi di studio seguiti nei Paesi di provenienza e i titoli di studio eventualmente posseduti&#8221; si legge nella circolare. &#8220;Inoltre gli interessati hanno legittimamente frequentato i percorsi di istruzione secondaria, ottenendo l’ammissione alle classi successive e infine alle classi quinte, confidando a ragione nella regolarità delle proprie posizioni scolastiche e nella possibilità di sostenere gli esami conclusivi a seguito di ammissione deliberata in sede di scrutinio finale&#8221;. </span></p>
<p style="text-align: right"><span style="font-size: x-small"><em>(Dire – Redattore Sociale. Riproduzione riservata)</em></span></p>
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		<title>Forlì-Cesena: permessi di soggiorno per attesa occupazione, il vicepresidente della provincia scrive al ministro</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 12:46:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p class='fb-like'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.iltamburo.it%2Fprimo-piano%2Fforli-cesena-permessi-di-soggiorno-per-attesa-occupazione-il-vicepresidente-della-provincia-scrive-al-ministro%2F&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;height=65&amp;font=lucida+grande' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden; width:450px; height:65px'></iframe></p><p><strong><a href="http://www.iltamburo.it/wp-content/uploads/2012/01/permessso.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2255" src="http://www.iltamburo.it/wp-content/uploads/2012/01/permessso.jpg" alt="" width="276" height="183" /></a>Guglielmo Russo scrive al ministro Riccardi per sensibilizzare il governo sui problemi derivanti dalla durata dei permessi di soggiorno per attesa occupazione. “Sul nostro territorio la vicenda rischia di assumere aspetti preoccupanti”</strong></p>
<p>FORLÌ – Il vicepresidente della Provincia, Guglielmo Russo, scrive – a nome del Coordinamento provinciale immigrazione – al ministro per la Cooperazione internazionale e l’Integrazione, Andrea Riccardi, per sensibilizzare il governo sulla problematica relativa ai permessi di soggiorno assegnati ai lavoratori migranti in caso di perdita di lavoro. Nella lettera, Russo, segnala che la problematica “rischia di assumere aspetti preoccupanti”. In caso di perdita del lavoro, i lavoratori stranieri possono rimanere sul territorio italiano per un periodo non superiore a 6 mesi al fine di trovare una nuova occupazione. “Il periodo – scrive Russo – è eccessivamente breve ed è un problema particolarmente sentito in questa fase congiunturale in cui i lavoratori espulsi dal mercato del lavoro sono, purtroppo, sempre di più”.</p>
<p>Il vicepresidente della Provincia è preoccupato. “Condivido pienamente, e per questo mi permetto di scriverle che su questo tema lei proporrà di portare a un anno questo periodo, riducendo, in tal modo, il rischio di interrompere processi di integrazione in atto – continua – Non possiamo non essere preoccupati per la situazione che si viene a creare per tanti lavoratori immigrati che, in Italia da anni e con le loro famiglie oramai integrate nel tessuto sociale, rischiano, per problemi non connessi alla loro volontà ma che dipendono dalle difficoltà economiche del territorio, di perdere i diritti acquisiti negli anni lasciando loro la sola alternativa del rimpatrio o dell’ingresso nella clandestinità”. Russo termina la lettera al ministro augurandosi che si possa trovare una soluzione normativa che “oltre a essere segnale di civiltà, rappresenterebbe una scelta politica volta al tema della sicurezza dei nostri territori”.</p>
<p style="text-align: right"><span style="font-size: x-small"><em>(Dire – Redattore Sociale. Riproduzione riservata)</em></span></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Rom e sinti, lo sterminio dimenticato. Gli eventi che lo ricordano</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Jan 2012 13:08:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p class='fb-like'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.iltamburo.it%2Fnotiziario%2Fdallitalia%2From-e-sinti-lo-sterminio-dimenticato-gli-eventi-che-lo-ricordano%2F&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;height=65&amp;font=lucida+grande' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden; width:450px; height:65px'></iframe></p><p style="text-align: justify"><a href="http://www.iltamburo.it/wp-content/uploads/2012/01/porrajoms.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2251" src="http://www.iltamburo.it/wp-content/uploads/2012/01/porrajoms.jpg" alt="" width="277" height="182" /></a>A <strong>Torino</strong>, <strong>Casalmaggiore </strong>(Cr) e <strong>Catanzaro </strong>l’associazione <a href="http://www.aizo.it" target="_blank">Aizo</a> (Associazione Italiana Zingari Oggi),  che da 40 opera in difesa dei diritti e in promozione dei doveri di rom e sinti, organizza alcune iniziative per ricordare lo sterminio del popolo rom e sinto sotto il regime nazi-fascista, tragedia per molti decenni dimenticata e negata, e per far riflettere sulle nuove intolleranze di oggi. Tra le iniziative: <strong>una mostra fotografica</strong>, un viaggio nei luoghi della violenza nazista, dove furono torturati ed uccisi migliaia di rom e sinti, dai ghetti ai campi della morte. A Torino la rassegna fotografica si tiene fino al 15 febbraio, presso la Biblioteca “Primo levi” e il centro culturale “Principessa Isabella”. Inoltre, si terrà dal 26 gennaio al 31 gennaio a Casalmaggiore (Cr), presso la Pro Loco, e sempre da oggi al 27 gennaio a Catanzaro, presso il Liceo Ginnasio statale “P.Galluppi”.</p>
<p style="text-align: justify">Inoltre, l&#8217;Aizo organizza<strong> la conferenza</strong> &#8220;Dalle prime leggi razziali in Europa all&#8217;ultima notte dei rom ad Auschwitz&#8221; che contribuirà ad effettuare il resoconto storico sulle radici ideologiche e sulle fasi salienti di una follia che ha portato alla morte migliaia di uomini, donne e bambini, con una riflessione sui rischi dell&#8217;emergere di nuove intolleranze oggi.<br />
Relatrice sarà Carla Osella, presidente nazionale di Aizo rom e sinti, esperta dello sterminio.<br />
A Torino il 2 febbraio ore 17 presso il centro culturale “Principessa Isabella”; a Casalmaggiore (Cr) aprirà il suo auditorium S.Croce il 31 gennaio, ore 21 e Catanzaro la ospiterà il 27 gennaio,ore 17, presso il Salone Ameduri del Liceo “P.Galluppi”.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>A Roma, </strong>a quasi un anno dalla morte dei quattro fratellini rom arsi vivi nella loro baracca sulla via Appia, per ricordare una storia ininterrotta di discriminazione, scritta con l&#8217;inchiostro del rifiuto e dell&#8217;intolleranza, l&#8217;<a href="http://www.21luglio.com/" target="_blank">Associazione 21 luglio</a> e <a href="http://www.popica.org/" target="_blank">Popica Onlus</a>, organizzano <strong>domenica 5 febbraio alle ore 18,00 presso il teatro Valle Occupato</strong> un evento dal titolo &#8220;Porrajmos. Sterminio e resistenza del popolo rom&#8221;. Calcheranno per la prima volta il palco del teatro rappresentanti delle comunità rom e sinte per fare memoria della loro vita. Insieme a loro si esibiranno gli Assalti Frontali, Erri De Luca, Jovica Jovic e i Muzikanti di Balval , Tony lo Zingaro, le “zingare” spericolate Chejà Celen e Simonetta Salacone.</p>
<p style="text-align: justify">Il termine <em>Porrajmos </em>(“divoramento”, in lingua romaní), indica il tentativo di sterminare le comunità rom e sinte durante la seconda guerra mondiale. Al pari della più nota Shoah, il Porrajmos fu pianificato in nome delle teorie razziste che caratterizzavano il nazismo. Non si conosce il numero esatto dei rom e sinti che nel 1935 vivevano in Europa: è quindi difficile quantificare le vittime. Una recente stima parla di almeno 500 mila rom e sinti sterminati. Migliaia di rom e sinti vennero deportati nei campi di oncentramento europei ma anche italiani ad Agnone, Berra, Bojano, Bolzano, Ferramonti, Tossicìa, Vinchiaturo, Perdasdefogu e nelle Tremiti. I rom furono perseguitati, imprigionati, seviziati, sterilizzati, utilizzati per esperimenti medici, gasati nelle camere a gas dei campi di sterminio, perché “zingari” e quindi, secondo l´ideologia nazista, “razza inferiore” indegna di esistere. I rom erano considerati geneticamente ladri, truffatori, nomadi: una pericolosità insita nel loro sangue, prima che nei comportamenti.</p>
<p style="text-align: justify">
Questo marchio di “infamia”, impresso a sangue sulla pelle dei rom, non è finito con il regime hitleriano, ma perdura oggi in forme diverse e con modalità solo in apparenza meno cruente. Nella città di Roma gli ultimi anni sono stati segnati da 400 sgomberi e trasferimenti forzati. Ripetutamente si sono verificate violazioni di diritti umani e atti di razzismo istituzionale. Le comunità rom e sinte, spinte ai margini della città, sono stati collocate in spazi caratterizzati dall&#8217;emarginazione e dall&#8217;isolamento sociale. In alcuni casi le politiche locali, segnate da processi di rifiuto e di rigetto, sono state l&#8217;indiretta causa di distruzione e morte.</p>
<p style="text-align: justify">&nbsp;</p>
<p style="text-align: right"><span style="font-size: x-small"><em>(Dire &#8211; Redattore Sociale. Riproduzione riservata)</em></span></p>
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